Storia

Il centro abitato di Ruoti è situato su di un'altura a 751 m s.l.m. che domina da una parte la valle della fiumara di Avigliano e dall'altra quella della fiumara di Ruoti. La fondazione del paese, attribuita ai Sanniti, può essere datata intorno al VI secolo a.C.. Il primo nucleo abitativo si sviluppò intorno all’antico castello, in una posizione ottimale in termini di difesa: a sud e ad est, infatti, vi erano ripidissime pareti naturali, sull’altro versante, invece, delle mura fortificate, delle quali sono visibili ancora oggi dei resti tra Strada della Rocca e Strada sotto le Mura. L'antica origine di Ruoti è attestata anche dai reperti archeologici rinvenuti dal dott. Gerardo Salinardi nella seconda metà del Novecento; tra questi si annoverano in località Porcili frammenti di vasi databili al IV- III sec. a. C., in località San Giovanni, a circa 3 km dal centro, reperti di pregio che portarono all’avvio di diverse campagne di scavo grazie alle quali è stata portata alla luce una villa il cui utilizzo è databile dal I sec. d.C. fino alla metà del VII sec. d.C.. Nella periferia del paese, su una strada detta ancora oggi Fontana Bona, doveva sorgere un santuario o un'area sacra risalente al IV-III sec. a.C., dedicato alla Dea Bona e assimilabile al culto della dea Mefite del Santuario di Rossano di Vaglio (PZ).Il borgo assume una notevole importanza in età normanna, con il castello posto sul margine orientale dello sperone calcareo, a guardia della strada antica che dal Vulture porta al Potentino. Il feudo di Ruoti, facente parte della Contea di Conversano, con gli Angioini diviene feudo dei Sanseverino e successivamente dei Corsaro. Nel 1446 viene acquistato per 1300ducati da Ruggero da Missanello e nel 1481 da Matteo Ferrilli, che già possedeva la città di Muro, vendutagli il 10 marzo 1477 dal re Ferrante d'Aragona. Il feudo semiabbandonato, sul finire del XIII secolo, per le guerre e le conseguenti epidemie, si ripopola nel 1511, con l'insediamento di una colonia albanese. L'ultimo erede dei Ferrilli, Beatrice, andata in sposa a Ferrante Orsini, IV duca di Gravina, dona il feudo di Ruoti al figlio Flaminio. Acquistato nel 1577 da Zenobia Scaglione, moglie di Giovan Battista Caracciolo, signore di Avigliano, passa, nel 1643 ai Capece Minutolo che, successivamente, ottengono il titolo di Principi di Ruoti. A questi ultimi, seguono i Ruffo di Bagnara, ultimi feudatari di Ruoti.

L'origine del nome "Ruoti" è incerta: lo storico Racioppi nel testo "Storia dei popoli della Basilicata e della Lucania" lo assegna al latino del VI secolo e lo fa derivare da "Rodicium" trasformato, in seguito, nel termine "Rotum" che significherebbe "terra arabile" o "maggese"."Rationes Decimarum Apulia-Lucania" (Potenza - anno 1324) attesta "Pro Beneficio Roti"(n°2183), "Archipresbiter et clerici Roti" (n°2197) e per questa motivazione anche lo storico Racioppi aveva accostato il nome alla voce "rothus" (differente da "rotum" o "rodicium") ma dallo stesso significato: "terreno aperto all'aratro o maggesato". Tale ipotesi, tuttavia, risulta differente da quella dello storico Sabatini che deriva il toponimo dal personale germanico-longobardo "roto" (Forstermann 1900) già documentato nell'anno 715 a Siena. La versione del nome proposta dallo storico Giuseppe Gattini, invece, pare coerente con la questione dei profughi albanesi che eran soliti riunirsi e disporsi a ruota.

Lo stemma attuale è rappresentato da un albero di faggio, verdeggiante, sul prato, in campo celeste, caricato da una fascia convessa ricamata in oro con la scritta TERRA ROTI. Le due estremità superiori sono adornate da due bandiere. Un altro stemma utilizzato in passato rappresentava una ruota d'oro con otto raggi su sfondo azzurro.

Personaggi Illustri

Ammiraglio, nato a Ruoti nel 1868, uno dei più fieri e valorosi ufficiali della Marina Italiana nella prima guerra mondiale.

Nato a Ruoti nel 1870, generale, comandante del 93 Reggimento Fanteria che nel maggio nel 1917condusse alla conquista della quota 147 est di Gorizia.

Nacque a L’Aquila il 1 Novembre 1913, da Ernesto e da Carolina Todini Boezio. Dottore in Scienze Agrarie-Agronomo, fu Direttore del Centro di Colonizzazione di Avigliano e dell’Ente di Riforma in Puglia, Lucania e Molise prima e Presidente della Centrale del Latte dell’Ente di sviluppo poi. Decorato di tre Croci di Guerra al Merito e di una Croce di Guerra al Valor Militare sul campo. Ispettore Onorario delle Antichità e Belle Arti è stato insignito della Medaglia d’Argento al Merito della Pubblica Istruzione. Nel 1971 gli è stata conferita la Medaglia d’Oro al merito della Tecnica Agricola. Nel 1982 gli è stato conferito il grado di Colonnello. Morì a Potenza il 15 aprile 1992 e i suoi funerali si celebrarono nella cappella della Caserma "Lucania" con la bara avvolta dal tricolore e posta sull'affusto di un cannone. Autore di molte pubblicazioni, tra cui si ricordano: ​Gente di Ruoti​ (1970), ​L’Antica Terra di Ruoti​ (1973).

Giornalista, editore e politico. Nacque a Ruoti nel 1901, in una delle famiglie più antiche ed illustri del paese. Studiò Giurisprudenza a Napoli, ma la sua passione per il giornalismo lo portò a Messina per assumere la carica di redattore capo di un quotidiano nittiano. Il suo giornale fu distrutto dalla dittatura nazista ed egli tornò a Napoli, e venne poi esiliato a Bari. Appena scoppiato il secondo conflitto mondiale si trasferì a Roma dove fondò “Il Tempo”, che ottenne molto consenso tra i lettori romani e centro meridionali. Fu onorato con il titolo di Senatore. Famoso il salotto mondano a Trinità dei Monti, tra i più frequentati della capitale, di cui la moglie Maria era animatrice e il mistero della “scomparsa dei gioielli di Angiolillo”, ora motivo di causa e argomento di un libro, pubblicato nel Settembre del 2014 e scritto da Giovanna Ruggiero “Salotto e Potere_I segreti di Piazza di Spagna” (Renato Angiolillo, la storia di un grande editore).

Enologo e docente di viticoltura. Nacque a Ruoti nel 1856. Nel 1877 si laureò con il massimo dei voti e la lode in scienze agrarie a Portici, presso la “Scuola Superiore di Agricoltura”. Ottenne l’incarico di organizzare e dirigere la nuova scuola di viticoltura ed enologia ad Avellino. La sua impeccabile direzione portò la scuola aduna fama nazionale, rendendola il centro più importante di studi e ricerche vitivinicole dell’Italia meridionale. Nel campo viti-vinicolo dimostrò grande impegno anche nelle ricerche sperimentali sull’ampelografia, sulle tecniche viticole, sui mosti concentrati, sui vini spumanti. Nel 1911 andò a Roma e ricoprì il ruolo di ispettore generale della viticoltura e delle malattie delle piante. Dal 1926 al 1929insegnò Enologia presso la facoltà di Agraria a Portici. Si ritirò nel paese natìo, dovesi spense serenamente il 17 maggio 1951. A lui è intitolato l’Istituto Comprensivo di Ruoti.

Agronomo. Nacque a Ruoti nel 1855. Ancora giovanissimo conseguì il diploma di perito forestale ed agronomo con il massimo dei voti. Già a ventuno anni, venne assunto nell'amministrazione forestale dello Stato fino al 1882. Si trasferì poi nell'azienda di Monticchio dove ricoprì il ruolo di direttore tecnico. Lanciò sul mercato mondiale le acque acalcaline e gassose presenti nella regione del Vulture. Diventò membro del Commissariato Civile per la Basilicata e componente del Consiglio Superiore delle Acque e Foreste, e membro della Commissione del Traffico Compartimentale. Dopo il 1890 fu meritevole del titolo di Cavaliere della Corona d’Italia, Cavaliere del Lavoro e Commendatore. Pur non vivendo a Ruoti, per il suo amato paese d’origine fu il primo a battersi, in un piano intercomunale di elettrificazione del territorio, perché fosse tra i primi comuni ad essere servito da energia elettrica.

Architetto. Nacque a Ruoti nel 1826. Si laureò nell’Istituto delle Belle Arti alla Scuola di Architettura di Vincenzo Salomone e, dopo la sua morte, a quella del suo discepolo Enrico Alvino. La sua creatività lo fece distinguere dagli altri scolari. Cominciò subito a collaborare ai grandi progetti del maestro Alvino, di cui prese il posto. Tra le opere ricordiamo: progetto del Duomo di Cerignola (FG), Abside del Duomo di Cosenza, Prospetto del Duomo di Napoli, Cappella gentilizia della famiglia Gianturco di Avigliano nella Certosa di Napoli, 1880: bozzetti del teatro “Francesco Stabile” a Potenza. Morì a Napoli nel 1913 e fu seppellito a Poggioreale, nel recinto degli uomini illustri.

Nacque a Ruoti il 20 marzo 1821, da Nicola e da Anna Maria Sponsa. Studiò Legge a Napoli e si laureò in Giurisprudenza. Sposò Carmina Aquino dalla quale ebbe tre figli, Rocco, Gaetanina e Angela. Prese parte alla cospirazione del 1860 e alla guida degli insorti di Ruoti accorse a Potenza. Fu comandante del 6° Battaglione della “Brigata dei Cacciatori Lucani”, organizzata dal colonnello cavouriano Camillo Boldoni. Promosso Maggiore, con un numeroso drappello di ruotesi, seguì Garibaldi fino alla decisiva battaglia sul Volturno. Armò, poi, a sue spese, un reparto di volontari per la repressione del brigantaggio e sbaragliò la banda di Ninco-Nanco nel bosco di Lagopesole. Fu Sindaco di Ruoti e Consigliere Provinciale. Insieme ad Emilio Maffei, Rocco Brienza ed altri viene citato come “ministro della repubblica lucana” nel famoso romanzo di Carlo Alianello “L’eredità della Priora”. Morì povero nel 1885 e le cronache di quel tempo riportano che unico riconoscimento, a colui “che aveva tanto profuso per la libertà”, gli venne dai propri concittadini.

Canio Nicola Iacouzzi nacque a Ruoti il 6 dicembre 1916, primogenito di Canio Dante Iacouzzi e Rosa Maria Pizzuti. Fu molto legato a suo nonno, Canio, per il quale era solito redigere delle lettere al fine di ordinare oggetti necessari per il negozio, un piccolo locale sulla piazza, all’angolo del palazzo del principe, che divenne, in seguito e per molti anni, un punto di riferimento per tutta la comunità ruotese. Imparò il mestiere di sarto, e all’età di 18 anni fu mandato a Napoli, dove conobbe Italia che sposò nel 1937, dalla quale ebbe tre figli Ivo, Tullia e Adriano. Prese parte nel 1942 alla campagna russa. Al ritorno decise di riprendere gli studi e si laureò in Ingegneria civile a Napoli nel 1948. L'anno successivo partì con la sorella Lina, che si era sposata per procura con Nicola Pisanti, per l'Argentina. Si stabilirono ad Escobar, e negli anni seguenti fu protagonista dell'importante istituzione del Rotary Club di Escobar, il suo impegno contribuì prepotentemente all’evoluzione della città. Fu, poi, la volta della creazione del Corpo dei Pompieri Volontari di Escobar (1960), un’istituzione, ancora oggi, motivo d’orgoglio della città e, ancora più importante, fu l’ideazione della Festa Nazionale dei Fiori, tenuta per la prima volta nel 1964, ebbe così tanto successo che oggi è divenuta una festa riconosciuta a livello internazionale. Nel 1979 nacque il Club Italiano, un Circolo italiano nato con l’esigenza di sentirsi rappresentati in una istituzione che ne assicurasse una opportuna identità e, insieme ad esso, l’idea di creare una scuola italiana, la Scuola Dante Alighieri. Ultimo impegno che vide come protagonista l’Ing. Iacouzzi fu la fondazione e organizzazione dell’Associazione A.P.A.N.N.E.(Associazione di genitori ed amici del bambino neurologico). Per la sua immensa attività, l’Ing. Iacouzzi ottenne numerosi riconoscimenti. Canio Nicola Iacouzzi trascorse, poi, gli ultimi anni della sua vita dedicandosi alla scrittura: oltre a varie monografie su diversi temi, cinque furono i libri che pubblicò, tutti bilingue spagnolo-italiano: “​Versi che sono racconti​” , “​La Naia​”, “​Il postino ed un bimbo​” ,“​Miscellanea​”, “​Confidenze​” il racconto della sua vita.

Ultimo aggiornamento

16 Aprile 2021, 10:54